L'Anit ed il Sogno dei 19 Casino Italiani

08/02/2012

Ci sono 15 località che chiedono di poter avere un casino che si ritrovano nell'Anit, associazione nazionale per l'incremento del turismo.
Oltre alle 4 case da gioco già esistenti di Venezia, Sanremo, Saint Vincent e Campione, l'Italia si muove tra la voglia e l'ambizione di riuscire a portare il mondo dei casinò sul territorio italiano addirittura a quota 19.
Alcuni tra gli aderenti all'associazione Anit sono già stati in passato delle sedi di casino, poi chiusi dalle autorità e rispondono ai nomi di Aqui Terme, Anzio, Bagni di Lucca, Fasano, Godiasco-Salice Terme, Grado, Lignano Sabbiadoro, Merano, Montecatini Terme, Porto Azzurro, San Pellegrino Terme, Sorrento, Stresa, Taormina e Tropea.
Un aspirazione "Consapevole" Il sogno proibito dei comuni che si ritrovano uniti nell'Anit non è insensibile ai pericoli che possono derivare dalla diffusione del gioco: con un editoriale pubblicato sul sito dell' associazione si è infatti riportato in prima pagina l'eterno dualismo tra benefici e effetti collaterali cercando di slegarlo da facili ipocrisie.
E gli stessi comuni aderenti, poi, si sono fatti portavoce di misure urgenti da attuare in seno al mondo del gioco prima ancora della realizzazione delle case da gioco.

Dunque, se la verità sta nel mezzo, l'editoriale finisce per tirare furbescamente acqua al mulino delle aspiranti location, visto che queste rappresenterebbero la soluzione.
Vale a dire: autorizzare l'esercizio solo in alcuni ambienti, magari più equamente localizzati lungo la Penisola e lasciare che sia il mercato (realmente regolamentato) a dettarne le logiche industriali in un contesto competitivo ma non selvaggio.
"L'aspetto più grave" - accusa l'associazione - " è che, nell'attuale sistema, remore e contrappesi rischiano di apparire piuttosto vacue pruderie moralistiche. Ci sono ambiti in cui è impossibile coniugare crescita industriale e pace sociale".
Ma non tutti sono d'accordo In questo quadro tra pro e contro, lo scontro è finito in Parlamento e ancora una volta torna a far parlare di se il senatore del Pdl, Raffaele Lauro.
Il paladino della trasparenza nel business dell'azzardo vuole boicottare il decreto sulle liberalizzazioni del ministro Passera, "reo" di non aver specificato nel provvedimento "alcuna riserva per quanto riguarda questo tipo di attività, per cui diventa prevedibile una ulteriore e aggressiva dilatazione del mercato del gioco, senza regole e senza controlli".

Ma come trascurare in difesa del gioco motivazioni tanto retoriche quanto comunque valide obiezioni ad elementi come la creazione di posti di lavoro che il settore è in grado di generare?
Casino e Criminalità Organizzata: Fermiamoci a Riflettere Ma casino fa rima con criminalità? Se ne nascessero di nuovi, come chiede il consorzio di Anit, altri 15, aumenterebbe anche il tasso di delinquenza?
Secondo la teoria elaborata da Earl Grinols, prima professore di economia presso l'University of Illinois e poi nella texana Baylor University, si, e il titolo del lavoro non lascia dubbi: "Casinò, crimini e costi per la comunità.
Grinols ha esaminato tutti i dati dell'Us Census e le statistiche criminali dell'Fbi Uniform Crime Reporting per ciascuna delle 3165 contee degli Stati Uniti di oltre venti anni, partendo dal 1977, prima dunque della grande diffusione dei casino.
Nel libro il professore evidenzia che la criminalità cresce dell'8 percento nei tre - quattro anni successivi la nascita di un casino.
Non solo: il casino non sarebbe solo una "calamita", cioè, capace di attirare criminalità, ma addirittura avrebbe il merito di generare delinquenza.
Il gioco d'azzardo per Grinols è un male nel quale gli svantaggi superano i vantaggi. "I casinò sono spesso associati con involontarie e spesso negative conseguenze economiche", dice il professore, "Anche se ci sono dei benefici legati per esempio allo sviluppo di infrastruttur. Tuttavia, i costi sociali superano i benefici".
Articolo di: L.C.